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DA SAPERE

La Fondazione

La Fondazione Antiusura Mons. Francesco Traini – Ente Filantropico del Terzo Settore, è Iscritta al RUNTS con Decreto Dirigenziale Regione Marche n. 60 del 1 Marzo 2024.

E’ espressione della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e fa parte della Consulta Nazionale Antiusura. 

Ha sede a San Benedetto del Tronto e opera su tutto il territorio regionale delle Marche.

L’Origine

E’ stata costituita il  24 Ottobre 1997 come “Associazione” Mons. FRANCESCO TRAINI Onlus per la prevenzione dell’usura” ai sensi della Legge del 7 Marzo 1996 n. 108 “Disposizioni in materia di usura” per opera di don Romualdo Scarponi, all’epoca Parroco dell’Abazia di San Benedetto Martire e di altri tredici soci fondatori, fra cui il Comune di San Benedetto del Tronto.  In quegli anni si cominciò a parlare con più insistenza di lotta all’“usura” e don Romualdo pensò al fenomeno dell’usura come la “nuova povertà, materiale e morale”. E, nel solco del testamento spirituale di Don Francesco Traini, morto nel 1996, fondò l’Associazione Antiusura: “Ho cercato con quello che potevo disporre di sollevare miserie materiali e morali di tanti fratelli colpiti da sventure, con la grande gioia di vedere riaccendersi sul loro volto il sorriso fraterno”

Il “fondo patrimoniale”,  fu costituito attraverso una serie di elargizioni di privati e con i contributi della Diocesi, Comune, Parrocchie, Camera di Commercio, Provincia di Ascoli Piceno, Banche e Regione Marche.

Il 26 Aprile è stata iscritta nell’elenco ex art. 15, comma 4, della Legge del 7.3.1996, n. 108 con l’attribuzione della posizione n. 21-108/ISCR.

Il 20 Giugno 2003, con un atto formale della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e con il prezioso aiuto morale e materiale della Conferenza Episcopale Italiana, l’Associazione è stata  trasformata in: “Fondazione Mons. Francesco Traini contro l’usura Onlus”.

All’epoca era Vescovo diocesano Mons. Gervasio Gestori che con atto prot. n. 26/2003 così decretava: “Allo scopo di combattere il fenomeno dell’usura, per educare all’uso coscienzioso del denaro e per onorare la memoria di Mons. Francesco Traini, abate parroco dell’Abbazia di S. Benedetto Martire, abbiamo fortemente voluto la costituzione della Fondazione Mons. Francesco Traini contro l’usura – ONLUS, in S. Benedetto del Tronto (AP). Pertanto, DECRETIAMO che l’ente Diocesi di S. Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, con sede in S. Benedetto del Tronto(AP), Piazza Sacconi 1, iscritta al n. 143 del Registro delle Persone Giuridiche del Tribunale di Ascoli Piceno, si costituisca quale ente promotore e socio fondatore della “Fondazione Mons. Francesco Traini contro l’usura, in S. Benedetto del Tronto– via Case Nuove 39/41”.

CHI ERA DON FRANCESCO

In ricordo di Mons. Francesco Traini

Era nota la bontà di don Francesco così pure la sua disponibilità ad ascoltare quanti si rivolgevano a lui per una richiesta di aiuto o per un consiglio. L’amore per la parrocchia, di cui era titolare, lo portò ad interessarsi particolarmente delle famiglie in difficoltà. Il 4 Ottobre 1948, appena giunto, nella Parrocchia San Benedetto Martire, si trovò a dover rimuovere le macerie provocate dalle bombe dell’ultima guerra, in mezzo ad un popolo povero e senza  prospettive. Riattivò subito alcuni locali dell’Abazia per accogliervi molti disperati che non avevano nulla da mangiare. Il primo pensiero di quel giovane Parroco fu di dare un aiuto concreto preparando un pasto caldo giornaliero nell’oratorio e contribuendo all’apertura di un asilo per l’infanzia, di una scuola e di un forno. Morì nel 1996,

Ha lasciato in eredità al popolo sambenedettese tre grandi doni: “l’Amore a Gesù Eucarestia, la devozione all’Immacolata, la carità verso i poveri”.

La sede della Fondazione

In via Case Nuove n. 39/41. Anche qui, un ricordo, una simbologia, un ringraziamento. Quella casa ha visto nascere e crescere il Venerabile Padre Giovanni dello Spirito Santo, il “ moretto ” di San Benedetto del Tronto nato l’8 Agosto 1882 e morto, a soli 23 anni, il 12 Dicembre 1905. Il 9 Giugno 1983 Padre Giovanni dello Spirito Santo, passionista, venne dichiarato venerabile dal Papa Giovanni Paolo II. Così lo definì il Vescovo  Giuseppe Chiaretti: “ Un giovane semplice, come tanti altri di ieri e di oggi, ma “dov’è la santità? La santità non sta nel clamore del gesto magniloquente, che desta stupore e ammirazione, ma sta nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie di tutti i giorni,  nell’accettare l’insostituibile magistero della croce di Gesù Cristo,  nell’obbedire con lo spirito della beatitudine- alla volontà di Dio.”

Operatività

Per l’operatività, i soci fondatori, raccolsero attorno a questa neonata associazione, la partecipazione di tante persone di altissima professionalità, particolarmente sensibili al problema della lotta all’usura ed anche importanti ex professionisti del settore bancario.  

In data 12 Novembre 2003, la Fondazione è stata iscritta nel registro prefettizio delle Persone Giuridiche al n. 56/386, ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. 10 Febbraio 2000 n. 361. Con effetto dal 19 Gennaio 2004, l’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale delle Marche, iscrive la Fondazione all’Anagrafe delle ONLUS.

L’8 Luglio 2004 è stata iscritta nell’elenco delle fondazioni ed associazioni riconosciute dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per la prevenzione del fenomeno dell’usura con l’attribuzione della posizione identificativa n. ASF/MAR/35. In data 12 Novembre 2003, la Fondazione è stata iscritta nel registro prefettizio delle Persone Giuridiche al n. 56/386, ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. 10 Febbraio 2000 n. 361.

Con effetto dal 19 Gennaio 2004, l’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale delle Marche, iscrive la Fondazione all’Anagrafe delle ONLUS.

Dal 1996 si sono succeduti cinque Presidenti:

  • Giovanni Battista Albano, Maggiore dell’Esercito in congedo;
  • Moriconi Carlo, Avvocato;
  • Irene Malavolta, fondatrice anche della Carisap ed ex Presidente della Croce Rossa Italiana;
  • Alfredo Grunieri, Colonnello dei Carabinieri in congedo;
  • Edio Costantini, già Presidente nazionale del CSI. Centro Sportivo Italiano.

Le Finalità

Realizzare il principio cristiano della solidarietà umana, sostenendo nello specifico le famiglie e le persone provate dai debiti  a rischio di usura o in stato di bisogno “.

La Fondazione è attiva da quasi 30 anni sul territorio della Regione Marche e  svolge prevalentemente:

  • opera di solidarietà,
  • prevenzione all’indebitamento e all’usura. L’obiettivo  è quello di intervenire prima che le persone in difficoltà si rivolgano al credito illegale. E’ una questione non solo economica, finanziaria, ma anche culturale e morale. Oggi sappiamo che molte persone contraggono debiti anche perché non sanno gestire il proprio denaro e agiscono con leggerezza spendendo più di quanto guadagnano. Rientrano in questa categoria tutti coloro che fanno un prestito per andare in vacanza, per comprare un orologio di lusso o un’auto sopra le proprie possibilità; tali soggetti impiegano del denaro per comprare oggetti che sono appaganti ma molto spesso inutili.

Un altro filone pericoloso è quello del credito al consumo. Emerge da un indagine che il 63% degli utenti abbandonerebbe il carrello d’acquisto se non fosse presente l’opzione “Buy now, pay later” Compra ora e paghi dopo. E’ bene sapere anche che molti si indebitano non tanto per le conseguenze  di una cattiva condotta: affari sbagliati ma per far fronte a spese mediche, per pagare gli studi ai propri figli fino all’università, per garantire assistenza adeguata ai familiari non autosufficienti.

Comunque, la prima cosa da fare per evitare  l’indebitamento è quello di promuovere una sana cultura della sobrietà negli stili di vita e nel contenimento del consumismo. Inoltre, occorre imparare ad amministrare consapevolmente le risorse disponibili, tenendo sotto controllo i costi della famiglia.

  • rilascia garanzie tramite le banche convenzionate per la concessione di prestiti con fondi del Ministero delle Finanze secondo la Legge 108/96 art.15, a tassi agevolati, mirati alla estinzione delle posizioni debitorie della famiglia.
  • fornisce consulenza economico/finanziaria ed ove necessario anche legale.
  • collabora con il sistema bancario. La collaborazione con il sistema bancario è fondamentale, considerato che la legge 108/96, per come è strutturata, prevede che le Fondazioni antiusura si avvalgano delle banche per l’utilizzo delle risorse statali. 

Tuttavia, capita che, a causa di norme nazionali e internazionali molto rigide e di accorpamenti su larga scala di piccoli e medi istituti di credito, che sono passati da un gruppo a un altro, diverse banche sono restie a far valere le convenzioni  già esistenti e a fanno fatica a rinnovare le convenzioni. Questo, di fatto, ha rallentato enormemente l’operatività, riducendo la nostra capacità di intervenire nelle erogazioni di mutui e finanziamenti.

L’obiettivo di “rimettere le persone al centro” significa considerare come preminente la qualità della loro vita riconoscendo che esse non sono la causa della crisi, ma l’oggetto…

Lettura della realtà della Regione Marche

Uno sguardo che spazia dalla crisi dell’economia e del capitalismo alla situazione debitoria delle  famiglie marchigiane e al gioco d’azzardo.

Indebitamento delle famiglie

Il tema dell’indebitamento è particolarmente attuale: se ne parla spesso e in modo ampio soprattutto per quanto riguarda il piano macroeconomico, indebitamento delle grandi imprese. Se ne parla pochissimo  per quanto riguarda invece il piano microeconomico, a livello individuale e familiare.. 

Secondo gli indicatori della Banca d’Italia ci sarebbe stato, negli ultimi anni,  un progressivo indebolimento dell’attività economica e un progressivo aumento dei debiti delle famiglie marchigiane. 

Il credito erogato da banche e società finanziarie alle famiglie marchigiane è diminuito, anche in connessione con il calo dei prestiti per l’acquisto di abitazioni. Il flusso di nuovi mutui si è contratto in misura marcata; la domanda di finanziamenti è stata frenata dall’ulteriore aumento dei tassi di interesse. Il credito al consumo ha continuato a crescere, ma con intensità minore dell’anno precedente

Alla fine del 2022, secondo un’analisi realizzata dalla Cgia di Mestre su dati della Banca d’Italia e dell’Istat, l’ammontare complessivo dei debiti contratti dalle famiglie marchigiane era pari a 13.195 milioni di euro passati poi a distanza di un anno a 13.457 milioni di euro con un incremento del 2% mentre il valore medio è pari a 20.803 euro

A Pesaro l’indebitamento medio per famiglia è di 23.571 euro ed è il dato più alto delle Marche e al 33° posto nazionale. Ad Ancona 21.938 euro, ad Ascoli 19.083, a Macerata 18.294. Le Marche complessivamente sono la nona regione con 20.803 euro di debito medio per famiglia.

Guardando ai dati regionali si nota come la percentuale di persone che vivono in famiglie in povertà relativa sul totale dei residenti sia più elevata nelle Marche che nel Centro Italia, attestandosi nel 2022 all’11,4% degli individui. Più di una persona su 10 vive quindi in famiglie relativamente povere e necessita plausibilmente di forme di supporto, servizi e solidarietà.

I dati Istat permettono anche di valutare la consistenza e l’andamento delle forme di disagio economico che interessano le famiglie a livello regionale. Nelle Marche, il 43,5% delle famiglie non riesce a risparmiare e il 33,3% delle stesse non riesce a far fronte a spese impreviste. Ciò significa che di fronte a una spesa imprevista superiore a 600 euro si va incontro a delle difficoltà economiche . A questo va aggiunto che il 15,4% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà anche rilevanti.

Nel 2022 il 31,3% delle famiglie marchigiane dichiara che la situazione economica famigliare è un po’ peggiorata rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 30,9% afferma di aver avuto scarse risorse economiche nei 12 mesi precedenti, mentre il 3,1% individua queste risorse come assolutamente insufficienti a far fronte al mantenimento della famiglia.

Secondo gli analisti della Cgia di Mestre il rischio usura, in un quadro congiunturale come quello attuale, non è più un’ipotesi remota: “Con il progressivo rallentamento dell’economia e il conseguente crollo dei prestiti bancari alle imprese avvenuto negli ultimi mesi, non è da escludere che sia in atto un “avvicinamento” delle organizzazioni criminali verso le micro aziende a conduzione familiare: come gli artigiani, i negozianti e tante partite Iva. Da sempre il mondo dei lavoratori autonomi è quello più a rischio. In passato, a seguito di una spesa imprevista o di un mancato incasso, molti sono stati costretti a indebitarsi per poche migliaia di euro con soggetti che inizialmente si presentavano come dei benefattori, ma nel giro di qualche mese si trasformavano in quello che sono veramente: dei criminali. Per evitare tutto ciò bisogna invertire la tendenza, tornando a dare liquidità alle micro imprese. Non solo, è necessario incentivare il ricorso al “Fondo per la prevenzione” dell’usura introdotto per legge da alcuni decenni, ma poco utilizzato”.

ll gioco d’azzardo

Chi per sfida, chi per solitudine, chi perché davvero ci crede che, prima o poi, vincerà: è il gioco d’azzardo ed è un fenomeno in crescita anche nella Regione marche. Spesso viene praticato con l’illusione di poter arginare i debiti. Con l’avvento e la sempre maggiore accessibilità del gioco d’azzardo online, il fenomeno è diventato sempre più diffuso anche tra giovani e giovanissimi.

Una ricerca dell’Osservatorio Gioco d’azzardo Nomisma evidenzia come nel 2020 il 42% degli adolescenti tra i 14 e i 19 anni abbiano giocato d’azzardo, sviluppando nel 9% dei casi forme di comportamento compulsivo o problematico, con gravi ripercussioni nella vita sociale, emotiva e psicologica e sulla condotta scolastica.

Il primo passo per sensibilizzare i giovani, in particolare i minori, riguardo ai rischi del gioco d’azzardo è quello di informare e non reprimere o limitarsi a condannare questo tipo di comportamento.

L’informazione e il dialogo tra genitori e figli e l’intervento di iniziative esterne alle famiglie, come il dialogo in classe, si è dimostrato avere un ruolo importantissimo per sensibilizzare i giovani verso i rischi del gioco.

Nella regione Marche sono poco meno di 6.700 i punti vendita di giochi pubblici e la maggior parte di questi riguarda le tipologie di gioco più tradizionali: lotterie, giochi numerici a totalizzatore (es. Superenalotto, Lotto e Bingo, con una distribuzione regionale pro-capite leggermente superiore a quella nazionale.

Nel 2023, i marchigiani  hanno speso tre miliardi e mezzo in azzardo. Il dato medio pro capite di spesa è di 1888 euro. Un fenomeno sociale che sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti ma anche conseguenze pericolose per la stabilità economica di molte famiglie

Per garantire il recupero di persone affette da patologie legate al gioco la Regione ha stanziato quasi 5 milioni di euro.

Nel 2022 le persone in carico al sistema sanitario per problemi relativi a gioco d’azzardo patologico e dipendenze digitali sono state 413 (contro i 429 del 2021). Il 56% delle risorse è destinato alla prevenzione (iniziative di informazione, educazione e sensibilizzazione, il 38% al trattamento dei casi patologici (Consulenza e ascolto, cura e riabilitazione) e il 6% alla formazione degli addetti. La prevenzione parte dalle scuole, sin dalle materne, coinvolgendo genitori, insegnanti e studenti. 

Uno sguardo al ruolo della famiglia…

C’era una volta la «famiglia al singolare». La famiglia al singolare non esiste più… Esistono diverse tipologie di “famiglie”.

Le famiglie si disperdono, si dividono, si ricompongono, se ne moltiplicano le forme…Famiglie mono genitoriale, Famiglie ricostruite, Famiglie di fatto, Famiglie immigrate, Coppie di fatto, Coppie omosessuali … Sono  tutti soggetti  deboli e sbiaditì, che non sono  più in grado di comporre in unità i molteplici pezzi della  vita e della  missione del vecchio modello di famiglia tradizionale. Pertanto, credo che sia ora di sbarazzarci  di quella sciocca retorica sulla famiglia focolare domestico, che accoglie, che educa, che include, che socializza, che è maestra di vita. Questi diversi modelli di famiglia fanno fatica ad accogliere, fanno fatica ad educare, fanno fatica ad essere “maestra di vita” … E sta accadendo una cosa mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.

Sull’educazione in famiglia si riversa la crisi dell’istituzione familiare: il modo di vivere il rapporto di coppia, la solitudine che pesa soprattutto nei momenti di prova e di difficoltà, il mutare stesso dell’idea di famiglia e dell’atteggiamento di fronte alla generazione. I genitori fanno sempre più fatica a proporre ai figli proposte di vita e a dare loro delle regole chiare per aiutarli a orientarsi. L’esercizio dell’autorevolezza è difficile da esercitare.. Questi diversi modelli familiari sono diventati un  nonluogo (Marc Augè. Antropologo francese)

I nonluoghi sono spazi della provvisorietà e del passaggio, spazi attraverso cui non si possono decifrare né relazioni sociali, né storie condivise, né segni di appartenenza collettiva. le sale d’aspetto di stazioni e aeroporti, gli autogrill, i centri commerciali, gli ipermercati e le catene alberghiere…

Sono quegli spazi contrapposti ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere abitati, identitari, relazionali.

I non luoghi della postmodernità sono luoghi artificiali, generati dalla tecnologia e dal mercato, per definizione, privi di “anima”. Dove l’individuo diviene un utente, un cliente, un consumatore. Qui si apre la grande riflessione sulla incapacità educativa e, nello stesso tempo, sociale delle diverse tipologie di  famiglia: far incontrare i desideri e i sogni dei suoi componenti con la realtà della vita, a partire dalle domande profonde che sono nel cuore di ogni persona. Sono soggetti schiacciati sul presente. Non riescono a guardare indietro e non riescono a guardare in avanti… Mentre l’arte dell’educare ha bisogno di tempi lunghi…

Gruppi di Ascolto – Lo stile operativo

E’ il luogo dove i volontari della Fondazione incontrano quotidianamente le persone che vivono uno stato di disagio. È una “porta aperta al territorio” che si caratterizza principalmente nelle seguenti funzioni: accoglienza, ascolto, orientamento e accompagnamento. 

Accoglienza

L’accoglienza è il cuore della relazione d’aiuto. Accogliere incondizionatamente ogni persona nella sua integrità senza nessuna distinzione, così come il Vangelo ci insegna. L’accoglienza aiuta a “leggere” con più attenzione i racconti di sofferenza.

Ascolto

L’ascolto, purché profondo e non giudicante, è l’inizio di una relazione di aiuto. Si tratta di uno spazio di ascolto per cui la persona non è lasciata sola con il proprio disagio. L’ascolto, se è profondo, permette di capire anche i bisogni non  esplicitati: quelli che le persone non dicono per vergogna, ma lasciano intendere. Oppure, ci sono bisogni che la persona non esplicita, perché non sono da lei percepiti come tali.

Orientamento

Le storie di disagio sociale che si presentano  ai nostri Gruppi di ascolto, spesso, sono caratterizzati da volti segnati dalla paura, vergogna e tanta  sofferenza. Spesso, sono un insieme di problemi che vanno analizzati con cura per orientare le persone verso le soluzioni più indicate. Una persona che si trova in difficoltà, molto spesso, non riesce ad essere consapevole, in profondità,  dei propri bisogni e a discernere quali siano più urgenti. Compito del Gruppo di ascolto è quello di aiutare a rileggere il bisogno espresso nell’ottica delle reali esigenze. Orientare significa anche informare sulle risorse presenti sul territorio e sulla modalità di accesso. Il disagio sociale, infatti, è generalmente sinonimo di esclusione sociale. Chi vive in povertà, molto spesso, è anche escluso.

Accompagnamento

Accompagnare significa attivare tutte le risorse disponibili per aiutare la persona in difficoltà liberandola dalle cause che l’hanno fatta scivolare nello stato di bisogno.  Di solito, chi si trova in uno stato di disagio, in molti casi, a causa dei fallimenti che la vita le ha riservato, ritiene di non essere capace a rialzarsi. Accompagnare significa prendersi carico e verificare, per quanto possibile, le soluzioni di aiuto.

I cittadini marchigiani non conoscono l’esistenza della Legge n. 108/96

“ Se l’avessi saputo prima…” E’ la frase tipica del 90 % di coloro che “bussano” alla porta della Fondazione Antiusura. Infatti, uno dei rischi che la famiglia indebitata corre, è di non sapere l’esistenza della legge  n 108/96 e dei suoi benefici. Arrivano stremati, confusi, demotivati….Molto spesso, i loro professionisti di fiducia gli hanno suggerito strategie sbagliate … E a distanza di qualche anno si ritrovano  ancora con i problemi non risolti e la casa all’Asta. Per loro la Fondazione rimane l’ultima spiaggia….E quando ne vengono a conoscenza, ormai il tempo per risolvere il loro problemi è quasi scaduto…

Quello che preoccupa ancora di più è che questa legge non la conoscono nemmeno i professionisti che, a vario titolo, si occupano del fenomeno dell’indebitamento.

Favorire il lavoro di rete tra associazioni ed istituzioni

Per sopperire alla lacuna sulla poca conoscenza della Legge 108/96 occorre, sempre di più,  “fare rete” tra i diversi soggetti del Terzo settore e le Istituzioni. Purtroppo, questa modalità di rapporto e di connessione tra soggetti diversi per  e tipologia di servizi, fa ancora fatica a svilupparsi e consolidarsi.  Nelle Marche lo sviluppo dell’associazionismo di oggi non sembra favorire la diffusione della cultura e della pratica del lavoro collaborativo. La frammentazione tra le associazioni, il numero crescente di piccole associazioni e il retaggio della competizione ideologica hanno senz’altro rafforzato la indisponibilità e la diffidenza verso altre organizzazioni, spesso percepite come competitrici rispetto alle attività e all’accesso alle risorse.

Ecco allora la necessità di trovare le risposte ai problemi delle persone e delle famiglie indebitate all’interno di una logica di “reti collaborative”.

Si tratta di collocarsi nella prospettiva dei cosiddetti “beni comuni”,  ossia quei beni che possono essere prodotti e realizzati soltanto attraverso relazioni sociali piene. Tutto questo richiama necessariamente ad un diffuso senso di responsabilità e allo sviluppo di forme di cooperazioni capaci di promuovere un’idea di “comunità” nella quale i principi dell’operare insieme siano basati sul principio della fraternità.

I nostri operatori volontari

La Fondazione si avvale  di  24 operatori volontari e di varie “sentinelle” sparse sul territorio regionale. Quello che accomuna tutti i nostri volontari è la passione, la competenza e la professionalità. Sono tutti elementi chiave nel processo di soluzione di gran parte dei problemi.  Ognuno di loro, con le proprie qualità, il proprio talento, e la voglia di fare, ogni giorno lottano e si impegnano a trovare strategie e soluzioni idonee ad ogni richiedente aiuto. Sono veri professionisti che hanno a cuore le sorti e la serenità dell’indebitato…

Le iniziative della Fondazione sul territorio marchigiano

Negli ultimi anni sono moltiplicate le iniziative sul territorio rivolte a rafforzare l’efficacia delle azioni di prevenzione all’indebitamento, mantenendo allo stesso tempo molto alto il contrasto all’usura e al gioco d’azzardo. Purtroppo, le tante attività svolte (convegni, conferenze stampa, progetti realizzati in partnership con alcune Caritas diocesane ed altre associazioni) non sono bastate alla prevenzione di tali fenomeni… su tutto il territorio regionale. Inoltre, abbiamo dedicato poco tempo all’educazione finanziaria nelle scuole… Ogni anno, il famoso mese di educazione finanziaria, organizzato per sollecitare l’attenzione degli studenti sull’uso responsabile del denaro, è stato un lavoro quasi irrisorio difronte all’immenso  sforzo che richiede ogni azione educativa per essere costruttiva ed efficace. L’educazione ha bisogno di tempi lunghi …

Dall’inizio dell’attività 1996, fino ad dicembre 2024, sono stati effettuati oltre 4.000 ascolti,  deliberati ed erogati dalle Banche convenzionate c.a. 270 finanziamenti per oltre € 6.000.000,00

Negli ultimi 10 anni di attività sono stati effettuati oltre 2.100 ascolti, deliberati e finanziate dalle Banche convenzionate n° 102 finanziamenti per un importo di € 2.530.000,00

Aiutiamo le famiglie e le piccole imprese familiari in difficoltà ad uscire dall’incubo dei debiti offrendo la possibilità di accedere ai finanziamenti bancari attraverso le Leggi:
n. 108/96 e n. 3/2012

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